NON CHIUDIAMO ROMA!

Negli ultimi mesi la Capitale, sul versante culturale, è sembrata avvolta da un immobilismo totale, lasciata alla buona volontà degli operatori che tentano ogni giorno di inventarsi una direzione, di orientarsi in una metropoli dove pare che non ci sia più bisogno di loro. E’ da mesi che tutti a vario titolo, la Fed.It.Art. inclusa, chiedono un’interlocuzione con la pubblica amministrazione per avviare un dialogo che porti ad uno processo partecipato e che sfoci verso una linea programmatica di lungo respiro all’interno di una visione di sviluppo della città. Ad oggi questo dialogo non si è mai avviato: qual è la conseguenza del non ascolto? E’ che si chiudono spazi (vedi Rialto ed il Teatro dell’Orologio), che non si generano più opportunità per tutti (vedi la gestione del Capodanno o del Carnevale) e soprattutto il prevalere di un grande senso di abbandono. Non si lavora con il governo della città accanto, ma da soli,  senza interlocuzione, confronto, ascolto.Ciò che abbiamo davanti è desolante. Molte zone di Roma vivono nel degrado e nell’abbandono: cinema, teatri, locali storici, spazi per la produzione culturale abbandonati da anni, chiusi o sgomberati, assegnazioni annullate o contestate. Unitamente alla giusta esigenza di rispetto delle leggi sarebbero necessarie tutte le azioni per favorire soluzioni, aiutare chi con la propria attività quotidiana favorisce crescita culturale, aggregazione, socializzazione, combatte l’esclusione e genera benessere!

Se siamo arrivati a questo punto, la colpa non è certamente di chi in questo momento occupa il Campidoglio o Piazza Campitelli,  ma è ricaricabile in anni e anni di incuria verso un settore che non può farcela senza una visione di città e di paese e senza la volontà politica e programmatica di investire risorse per la Cultura come volano di sviluppo. Da troppo tempo la burocrazia impedisce qualsiasi forma di attività dall’associazionismo all’imprenditoria, sono anni che tutto accade all’ultimo secondo senza dare nessuna possibilità di programmazione di medio e lungo termine, scoraggiando così chi vuole metterci del suo, magari investendo anche economie private. Detto che Roma non è più una città attraente ed attrattiva a causa dei  molti errori fatti negli ultimi decenni, che fare? Chiudiamo la città? Scappiamo? No! La Fed.It.Art. e tante altre forze propulsive della città voglio raccogliere la sfida di rilancio, perché pensiamo che sia una scommessa  possibile ma, se la risposta è quella violenta praticata contro il Teatro dell’Orologio, non siamo nella direzione giusta. Quasi tutti i teatri e gli spazi culturali stanno pensando “saremo i prossimi?”. Bisogna rispettare le regole (ci mancherebbe altro), ma parliamone, vediamoci, troviamo soluzioni che tengano aperta Roma e non la chiudano all’inno di “legalità!”. E con chi parlare, con chi ragionare se non con l’attuale amministrazione?  Se sono colpe l’incuria, l’illegalità, la cialtroneria, la conflittualità tra istituzioni, a maggior ragione può diventare grave colpa delle Autorità capitoline la sordità.

La Fed.It.Art. s’impegna a proseguire nel suo lavoro di confronto e coinvolgimento del mondo culturale (dagli operatori ai fruitori) ed esprime massima solidarietà a tutti quelli che di punto in bianco si sono visti sottrarre un luogo dove potersi esprimere ed in un minuto cadere i proprio sogni e progetti e contemporaneamente chiede l’apertura di un confronto pubblico con la Sovrintendenza, con gli Assessorati competenti e tutti gli altri uffici preposti a trovare soluzioni utili alla Città.

Non chiudiamo Roma! Lavoriamo insieme nell’interesse della città e dei cittadini romani!